VICE SINDACO
Gasparini Daniele
DISCORSO PER LA CERIMONIA DEI CADUTI (8 NOVEMBRE 2009)
Buongiorno a tutti,
sono il Vice Sindaco della Scuola Media di Manerba e porto i miei saluti a nome di tutti gli studenti.
Oggi, siamo qui riuniti per celebrare un evento molto importante: la Fine della Prima Guerra Mondiale; un giorno che molte famiglie italiane, in passato ed oggi, celebrano.
Per quasi tre anni, il nostro Paese ha continuato a combattere lungo la frontiera nord-orientale contro l’impero Austro-Ungarico ed in condizioni estremamente difficili.
L’alta quota delle montagne, il clima rigido, crepacci, ghiacciai e valanghe erano il nemico naturale dei nostri soldati.
Molti gli uomini, che pur avendo mogli e figli,vennero costretti ad usare armi o, in qualche modo, a contribuire alla Grande Guerra.
Inoltre, essendo stato uno dei primi conflitti combattuti dall’Italia sulle cime alpine, il nostro esercito non era molto preparato a questa tipologia di scontri.
Nonostante l’esito finale positivo, centinaia e centinaia furono i morti lungo l’ex confine.
Il periodo coincidente al ricongiungimento delle famiglie fu caratterizzato da un misto di felicità e commozione.
Venne compresa l’inutilità della guerra ed è proprio per questo motivo che oggi ci siamo radunati in questo luogo: L’UOMO DEVE IMPARARE DAL PASSATO.
Tutt ‘oggi, molte persone non riescono a capire perché sia necessario ricordare i fatti negativi e ammettere ogni anno gli sbagli compiuti.
La verità però è un’altra ed è importantissimo che le nuove generazioni riescano a comprenderla.
La storia ha la funzione di trasmettere esempi utili al progresso su base dei fatti avvenuti in precedenza,
E’ come se avesse tanti messaggi sottintesi paragonabili a tante finestre che una alla volta bisognerà pur aprire.
Ad ogni finestra aperta si ha un paesaggio nuovo.
Proprio dai momenti negativi come quello summenzionato si trae una visione più ampia del senso della vita e le nostri menti capiscono cosa voglia dire avere la coscienza di lasciare un mondo migliore.
La gioventù in questo caso deve essere la prima a dover aprire tutte queste finestre per riuscire a comprendere realmente come stanno le cose e come si possono evolvere.
Dipende tutto da quest’ultima riuscire a realizzare un sistema basato sull’altruismo e la solidarietà.
Quindi, cosa aspettiamo?
Gasparini Daniele
DISCORSO PER LA CERIMONIA DEI CADUTI (8 NOVEMBRE 2009)
Buongiorno a tutti,
sono il Vice Sindaco della Scuola Media di Manerba e porto i miei saluti a nome di tutti gli studenti.
Oggi, siamo qui riuniti per celebrare un evento molto importante: la Fine della Prima Guerra Mondiale; un giorno che molte famiglie italiane, in passato ed oggi, celebrano.
Per quasi tre anni, il nostro Paese ha continuato a combattere lungo la frontiera nord-orientale contro l’impero Austro-Ungarico ed in condizioni estremamente difficili.
L’alta quota delle montagne, il clima rigido, crepacci, ghiacciai e valanghe erano il nemico naturale dei nostri soldati.
Molti gli uomini, che pur avendo mogli e figli,vennero costretti ad usare armi o, in qualche modo, a contribuire alla Grande Guerra.
Inoltre, essendo stato uno dei primi conflitti combattuti dall’Italia sulle cime alpine, il nostro esercito non era molto preparato a questa tipologia di scontri.
Nonostante l’esito finale positivo, centinaia e centinaia furono i morti lungo l’ex confine.
Il periodo coincidente al ricongiungimento delle famiglie fu caratterizzato da un misto di felicità e commozione.
Venne compresa l’inutilità della guerra ed è proprio per questo motivo che oggi ci siamo radunati in questo luogo: L’UOMO DEVE IMPARARE DAL PASSATO.
Tutt ‘oggi, molte persone non riescono a capire perché sia necessario ricordare i fatti negativi e ammettere ogni anno gli sbagli compiuti.
La verità però è un’altra ed è importantissimo che le nuove generazioni riescano a comprenderla.
La storia ha la funzione di trasmettere esempi utili al progresso su base dei fatti avvenuti in precedenza,
E’ come se avesse tanti messaggi sottintesi paragonabili a tante finestre che una alla volta bisognerà pur aprire.
Ad ogni finestra aperta si ha un paesaggio nuovo.
Proprio dai momenti negativi come quello summenzionato si trae una visione più ampia del senso della vita e le nostri menti capiscono cosa voglia dire avere la coscienza di lasciare un mondo migliore.
La gioventù in questo caso deve essere la prima a dover aprire tutte queste finestre per riuscire a comprendere realmente come stanno le cose e come si possono evolvere.
Dipende tutto da quest’ultima riuscire a realizzare un sistema basato sull’altruismo e la solidarietà.
Quindi, cosa aspettiamo?